Le mie recensioni



Le recensioni dello scrittore Stefano Benedetti




Lion
Angeli bianchi e angeli neri

Disegni dai colori accessi e saturi fanno da sfondo al peregrinare del lettore nella storia fantasy che li accompagna. Impostato sullo stile di un fumetto dall’impaginazione moderna, la coordinazione dei testi e delle immagini sfrutta tecniche collaudate e moderne che rendono piacevole la lettura. Non ci si annoia leggendo questo libro perché l’autrice sa intramezzare la storia con elementi che impediscono al lettore di abbassare il livello di attenzione, ad esempio, la presentazione dei personaggi che man mano entrano nella storia. I disegni sono di alta qualità e s’anche non hanno una struttura quadrimensionale, godono comunque della prospettiva e di una tridimensionalità evocata nell’immaginazione. In realtà questo libro non è singolo, è doppio, un fatto di testo ben scritto, l’altro di disegni che guidano e lasciano spazio alla fantasia. Quindi la stessa storia raccontata in due maniere: una affidando alle parole il potere di evocare visioni, stati d’animo, azione, l’altra delegando all’immagine la materializzazione delle forme che le parole non possono delineare. Quindi un libro da gustare in due modi differenti e contemporanei: la mente e gli occhi. Gli amanti dei fumetti o comunque delle storie illustrate troveranno in questo libro il piacere di sfogliare qualcosa di prezioso. A tutti coloro a cui non piace il genere, consiglio la lettura per scoprire e sorprendersi di tanta maestria.

Le forme dell'amore
di Luca Rossi

vai alla scheda libro


La recensione di Stefano



La fantascienza e il fantasy in generale spesso entrano con la narrazione degli eventi in aree tematiche non proprie. E' il caso di questo racconto nel quale l'autore, con abilità straordinaria, ci coinvolge nella cattura di un mutante o meglio, come lo chiamano gli addetti ai lavori, un mutaforma. Il protagonista così si trova a faccia a faccia con un essere che può assumere qualsiasi sembianza e nel caso specifico diviene la ragazza che aveva amato in passato. Quindi imprigionare la creatura mutante diviene incarcerare un amore sì, passato, ma ancor vivo nel cuore.

Non voglio svelare altro di questo racconto per non togliere il gusto di tutte le sfaccettature di questo rapporto complesso che si sviluppa nel trasporto del mutante verso il carcere.

Il finale a sorpresa è l'ultima ciliegina sulla torta e apre un nuovo interrogativo che l'autore non risolve rimandando all'immaginazione del lettore il finale completo.






 


Ubris


Poesie







Il mito di Aiace, eroe controverso, ottiene, attraverso i versi di Vanni, una giustizia postuma, una configurazione del suo essere più pertinente e veritiero. I settenari con cui l’autore sostiene la composizione non portano solo epica dai tratti lirici, sono narrazione, viva e vibrante che coinvolge il lettore. Leggendoli, mi è sembrato di sentire la voce di Ungaretti che con la sua voce corposa dava tridimensionalità allo scenario dove la figura di Aiace prendeva forma. Se la poesia evoca fisicità non propria come voci, sensazioni, visioni, allora l’autore può essere certo di essere riuscito a ottenere una reale comunicazione con il lettore. Vanni, maestro del verso colto e raffinato, non vien mai meno nel realizzare questo obiettivo e ciò comporta che, se il tema non è ben visto, è comunque accettato e volentieri ben assimilato. Così Aiace è eroe epico, guerriero classico e al contempo uomo moderno che non subisce il destino, ma lo affronta e tenta di modellarlo. Delusione, amore e morte si mescolano nei versi, affiorano e affondano nelle pagine manovrati come marionette dai fili invisibili delle parole di Vanni. Un libro dunque da non rifiutare perché qui la poesia e lo stile classico non sono usati per abbindolare il lettore, ma sono il piatto che contiene un pranzo di qualità per la nostra mente e per il nostro cuore.




Poesie bambine
Poesie


La recensione
di *stefano*



Finestra di carta stampata
Una visione della realtà chiara, innocente, ottimista anche quando qualcosa di irritante e tossico si appropinqua. Il male non vince al massimo riesce a lambire la forza interiore che scaturisce da questo libro. In queste atmosfere, dall’apparenza tranquilla, ci si chiede da quale parte si stia del muro e la carta stampata, assolta la sua primaria funzione, trova la sua giusta collocazione nella finestra che è la pupilla da cui osservare il mondo. Fuori non ci sono scene da incubo, bensì una natura forte e dolce che scandisce ogni momento dell’esistenza. E’ una continua scoperta della natura: attraverso l’udito... quando il grano si fa onda... attraverso l’olfatto... dove il vento libera odori e profumi... attraverso la vista... aiutatemi dunque occhi a vedere i colori... La natura è anche rifugio, immenso e premuroso: …cercami tra i fili d’erba… Questo bisogno del contatto con la natura è talmente forte che, immaginandosi reclusa, prega il direttore affinché tolga la finestra alla sua prigione in modo tale che sia solo una punizione e non la tortura di vedere negata la natura che fuori vola. Bellissima la poesia Pozzanghera dove questo piccolo e oltraggiato specchio d’acqua trova la sua dignità nel fatto che riflette il cielo che con un dito un bimbo può toccare. Perfino in Ringrazio la sorte dove, con maestria e poche parole, si racconta una drammatica esperienza, la dignità nutrita dalla sintonia e l’unione con la natura non viene mai meno. Poesie bambine? No, perché tanta esperienza di vita e saggezza traspare da queste parole. Poesie bambine? Si, perché sincerità e limpidezza accompagnano queste parole. Un piccolo libro che non si misura dal suo peso cartaceo, ma da quello delle sue parole. Evento felice che ci auguriamo si ripeta ancora.









Checkpoint a Eurolandia
Poesie


La recensione



Questo cielo, che grazie al cielo, è solo cielo

Attraversare la distesa desertica del linguaggio dei notiziari, delle conferenze o comunicati stampa e dell’informazione quasi tutta, per conoscerla e poi combatterla con le stesse armi, è operazione difficile e pericolosa. Si rischia di restare invischiati nella terminologia arida e inconsistente e cercare di portare avanti questa lotta, abbandonando gli schemi classici della poesia impegnata, non agevola il tentativo di filtrare e organizzare le informazioni da cui si è travolti. I testi hanno un’apparenza di non poeticità formale, ma la loro organizzazione in base ai contenuti in una cascata logica consente all’autore di trasferire l’elemento prezioso della poesia ai concetti portati dalle parole. Le soluzioni, anche se parziali, a volte sono semplici come in Rawalpindi dove nella quartina finale per cacciar le cornacchie, anche se per un breve momento, è sufficiente un urlo. Tracce importanti si trovano in tutti i testi. Duemilasette al nero: …non si chiede che un po’ di silenzio… Essere come sono le cose: …questo cielo, che grazie al cielo, è solo cielo… Il lettore man mano che avanza raccoglie le informazioni strutturate e le tracce proposte e naturalmente si abitua a riorganizzarle in un quadro generale che gli consente una visione più precisa, meno ciarliera e confusionaria di quella che gli informatori ufficiali, nella maggior parte dei casi, quotidianamente propagano. Esercizio che risveglia il senso critico sopito, anestetizzato da notizie martellanti, roboanti, urlate incessantemente tutto il giorno stravolgono i fatti e li addomesticano incuranti di ogni valore morale rispondono soltanto alla legge dell’audience e del profitto. Un libro che combatte tutto questo vuoto parlare, parlare è benvenuto e auspicabile un suo ulteriore sviluppo.    






Filastrocche dalla testa ..... ai piedi
Fiabe e libri per ragazzi


La recensione


Filastrocche
Finalmente un libro che dimostra come l’arte della filastrocca, pur leggera e volatile, può innalzare contenuti importanti. Disegni semplici accompagnano la pioggia di rime che Elvira, sapientemente, condisce con saggezza, verità e filosofia. Il gioco delle iniziali è piacevole e ben riuscito come il cuore scritto con la q fonte di malvagità che porta l’autrice al proponimento, essenziale e necessario, di trasformare in c la q di ogni nostro quore. Similmente la sfortuna, un giorno, lascia la sua s a casa a riposare. Questa tecnica raggiunge il suo apice nel testo dove le lettere iniziano una rivoluzione. La protagonista è la lettera l che inizia questa rivolta cambiando di posizione e trasformando un’altra parola. Altre lettere poi seguiranno l’esempio della l. Non mancano sconvolgimenti causati dagli apostrofi e dagli accenti. Questo giocare, con le parole e le lettere, è piacevole e permette ai concetti di penetrare nel lettore con facilità. Quindi è un libro su misura per le più giovani età perché rispetta il principio di far imparare giocando e divertendosi. Però io mi sento di consigliarlo anche agli adulti, specialmente a quelli che credono che la semplicità coincida con l’idiozia e ne fuggono quotidianamente in tutte le occasioni. La semplicità del linguaggio è la regola base del buon scrivere se l’intenzione è di comunicare e non di trincerarsi dietro arzigogoli, gerghi, fronzoli, termini obsoleti al fine di non farsi raggiungere. Fatevi raggiungere da questo piccolo, prezioso libro.





Un gesto inaspettato. La misticità celata nelle parole.
Narrativa


La recensione


Un gesto inaspettato
Un lungo viaggio nel mondo interiore di un uomo dove il presente è avvolto dai mondi che sono stati e da quelli che potrebbero essere. Il presente si blocca e il livello cosciente vive, in uno stato di visione subliminale, le rappresentazioni psichiche delle varie aree del livello inconscio. E’ davvero un viaggio misterioso, zeppo di rappresentazioni enigmatiche, quello che, con coraggio, l’autore racconta in prima persona. Rappresentazioni visive delle aree adibite alla comunicazione o nuove combinazioni degli elementi che le compongono? Quanto c’è di oggettivo e quanto di romanzato nella storia che è narrata? Sono domande che il lettore è indotto a porsi fin dall’inizio. Così si continua a leggera questa storia anomala, a tratti dantesca a tratti foucaltiana, sperando che a un certo momento si trovi la soluzione che connette e spiega tutto proprio come un giallo avvincente spiega alla fine il colpevole e il movente. E’ meglio sopire un poco quest’attesa e intendere il libro come la rappresentazione di un processo di psicoanalisi. I testi producono storie e le storie producono testi, ma nessuno sa quanto sono o quanto diventano reali nel mondo interiore. Occorre dislocare tutto in modo giusto e ordinato secondo la propria psiche affinché si eviti che, mischiandosi inopinatamente, generino i fantasmi del sentimento e della ragione. Un libro da leggere e capire.





Canzoni silenziose
Poesie


La recensione
Canzoni



Un libro non si giudica dalla copertina, ma quando se ne trova una come questa, graficamente ben composta, piacevole e dai colori rassicuranti, fa piacere e ben ci si dispone alla lettura. L’immagine evoca il pannello comandi di un registratore analogico o digitale con i suoi simboli ormai entrati nel bagaglio comune delle conoscenze. Così il lettore spinge lo start per ascoltare questo album chiedendosi che cosa saranno mai queste canzoni silenziose. Titolo azzeccato, stimolante che incuriosisce e spinge ad andare oltre la copertina. La mancanza della partitura che ci avrebbe fatto piacere leggere, potrebbe far intendere silenziose nel senso che sono parole prive di musica, ma in alcuni testi come Marco sta’ zitto si riconoscono ritmi e cadenze tipiche di un’esecuzione musicale. Importante non è poi stabilire se questi testi sono canzoni, poesie o cos’altro bensì apprezzarli per quello che sono, anche se non è possibile racchiuderli in una classificazione. L’autore spazia nel rapporto a due, nei problemi e nei temi dell’amore e molti testi sprizzano passione, entusiasmo, forza interiore come in Voglio tutto di te o Lasciami qua. ù In altri casi è lo stato d’animo di un ricordo ad avvolgere il lettore come in Era Natale. Tutti i testi hanno uno stile di scrittura fresco, soprattutto spontaneo: non sta lì a limare, ad abbellire, a formalizzare la struttura del testo, ma lo trascrive così come è sgorgato alla fonte. Questo modo di procedere è un pregio quando l’acqua che sgorga è pura e in questo caso si può bere senza preoccupazioni. Lasciatemi infine segnalare l’ultimo testo del libro Il giardinetto dove con poche parole l’autore riesce a proiettare negli occhi del lettore un’immagine come se le parole si fossero tramutate in fotografia.



Le pagine bianche davanti
Poesie


La recensione


Denti di leone
Qui da noi li chiamiamo denti di leone quei sottili steli sormontati da una soffice sfera che al primo soffio si scompone e si sparpaglia in giro per il mondo. La copertina dice subito come la poesia è intesa dall’autore: bella, ben composta sempre pronta a propagar i suoi versi sospinta dall’aria che vortica. Il libro è diviso in tre grandi raccoglitori: l’amore, se stesso, gli altri quasi a voler indicare che ogni insieme è accomunato da un senso e tutti e tre costituiscono l’area dell’intervento poetico. Le parole che compongono i versi come i contenuti sono classici e rientrano pienamente nel concetto comune di poesia. Certo scava a fondo nella parola amore come in se stesso e negli altri, ma il verso è sempre leggero, è sempre trasportabile ovunque dal soffio del vento. Così contenuti pesanti, difficilmente trasportabili da altre tecniche letterarie, s’innalzano facilmente nell’aria, volteggiano e il lettore non fa fatica ad esaminarli. Questo accade anche quando si arriva alla fatidica frase conclusiva: Perciò i poeti sono tutti morti. Non si prova disagio, non si prova tristezza ne sgomento. Si accetta per quello che è, magari si torna indietro un attimo a rileggere per capire meglio la sua presenza. Sì, perché quando non si fatica per leggere un libro e le pagine non sembrano pesare come piombo, si torna spesso a rileggere perché il voltar le pagine non è greve. Forse qualcuno non sarà d’accordo su alcune motivazioni o su alcuni concetti espressi, ma la poesia serve soprattutto a far riflettere e non deve mai indurre la contemplazione estetica nel lettore altrimenti la lettura sarebbe un mero esercizio fine a se stesso.  




Riflessioni su una congerie di vizi altrui
Saggistica


La recensione




Perle di stupidità e maleducazione



E’ davvero una congerie questo libro dal ritmo sostenuto e incalzante che ci trascina e ci mostra come vizi, stupidità e maleducazione siano bagaglio del genere umano da sempre. Sono dieci i vizi principali riportati, ordinati e dettagliatamente esaminati. Non mancano gli esempi, le citazioni che spaziano da Pirandello ai Simpson, da Athena a Techeray e s’inglobano perfettamente supportando la trattazione. Inizia con la maschera che nasconde il vuoto interiore per poi passare ai ruoli maschio-femmina nella vita sociale, approda alla vanità per poi staccarsi e ormeggiare all’irrazionalità infine prende il largo sul vizio di critica, affronta l’avidità, l’ignoranza culturale, la maleducazione e infine entra in porto con l’indolenza. Lo scavare dentro queste anomalie comportamentali per scoprire le ragioni del loro insorgere è impresa ardua, ma qualche volta tenta andando oltre la spiegazione, alla definizione dei limiti riuscendo a farci capire che cosa c’è dietro tutto questo genere di decadenza. Ad esempio ci convince che il concetto di bellezza dipende dal contesto sociale e dall’epoca in cui è esaminata e lo fa con garbo ed eleganza illustrandoci i tipi di modelle: quelle di Botero, Bruegel, Modigliani, Arcimboldi… fino alle Veneri di Willendorf, Milo, Botticelli. Altrettanto bene riesce a farci riconoscere e capire l’ignoranza culturale odierna, la contaminazione non positiva di termini inglesi nell’italiano. L’errato uso dei congiuntivi, delle forme di coniugazione, il linguaggio parlato che non è dialetto, non è lingua, ma solo un confuso uso delle parole e delle regole sintattiche. Lo stile di scrittura è deciso, chiaro, diretto da saggio ben composto, anche se alcuni esempi sbordano nella rappresentazione fiabesca come la narrazione dell’orgoglio, dell’adulazione, della gratitudine. Stile ben definito ma che si flette, si adatta senza spezzarsi a ogni variazione del contenuto come nella storia di Atene. L’autrice non cede al vizio, comune a molti scrittori, di riversare un mare di parole di contorno per accrescere il peso cartaceo finale, non da 600 pagine da digerire, ma uno snello atletico e giusto corpo letterario perché sa che non è il peso che fa la differenza.    



LAPIS
Narrativa



La recensione di *stefano*

Lapis



Il centro gravitazionale di questo libro è il lago che influenza eventi e personaggi vicini e lontani. La sua atmosfera, i suoi misteri pacati penetrano nei personaggi e raggiungono il lettore attraverso le descrizioni e i dialoghi. Il libro presenta una copertina pertinente e ben fatta anche se realizzata con criteri compositivi classici. L’immagine, una traccia nella sabbia che forma la parola lapis, porta subito indietro nel tempo quando, a differenza di oggi, era una parola di uso comune. E’ proprio il sentore del passato non visibile che pervade la storia attuale narrata dandole un sapore tiepido e piacevole. Citazioni colte, pertinenti e ben innescate compaiono a tratti definendo bene il contesto in cui sono inserite. Angelo e Marco, i due personaggi principali, non hanno volto e contemporaneamente il volto di tutti. I volti delle donne di fiume e di lago, i volti degli uomini delle sponde di acqua dolce, i volti dei pescatori. Gli eventi odierni descritti sono un pretesto per creare uno sfondo, un riferimento storico a quella che è una trattazione di alcuni aspetti importanti della vita. Uno stile fresco, ordinato, asciutto aiuta il lettore a riflettere insieme ai personaggi, a rilassarsi e godere di alcune splendide descrizioni. Letteratura di alto livello che prende subito le distanze da quel mare di parole confuse e aggrovigliate che spesso imbottigliano come libro.  








Rime sparse vol. II
Poesie






La recensione









Le opere contenute in questo libro sono raggruppate in due aree denominate semplici liriche e scherzi. Il gruppo delle liriche è costituito, nella maggioranza dei casi, da poesie a rime alternate in quartine che spaziano sui temi classici come quelli della vita, della morte e dell’amore. Poesie dal sapore agreste con fragranza classica che alla lunga inebria il lettore, lo avvolge, lo martella con le sue rime perfette. In questa sezione le eccezioni sono le libere trasposizioni di testi classici (da Ovidio a Catullo) molto interessanti. La struttura delle poesie, della sezione gli scherzi, è molto simile a quella delle liriche. Cambiano i contenuti trasmessi. Sembrano storielle, estrapolate dal vivere quotidiano, con dignità di poesia, quadri pittorici e pittoreschi di persone e situazioni comuni. I temi toccati sono molteplici: dal viagra alla politica, dagli animali ai conducenti. Sono tutte comunque godibili. Alcune immagini accompagnano la lettura, senza dar fastidio s’incastonano tra una poesia e l’altra come perle preziose. L’autore riesce a dimostrare che, nonostante si usi un metodo compositivo classico che trasporta un contenuto classico che riguarda temi classici o comuni, è possibile creare un’opera senza fronzoli e ammennicoli inutili che arricchisce e fa riflettere il lettore.  


Le foglie del dolore
Poesie



La recensione di *stefano*
Le foglie dell’albero della vita
Una copertina quasi monocromatica ad alto impact racchiude una raccolta di poesie altrettanto dure, quasi incise nella pietra. Il libro è pervaso da un pessimismo consapevole che sfocia nella certezza di una rinascita. Ad esempio nella poesia Vecchia quercia l’albero è annientato e immerso in un paesaggio arido che, in primavera, diverrà nuovamente rigoglioso. A volte situazioni apparentemente banali divengono nella penna dell’autrice momenti drammatici come nel pezzo dedicato ad un gabbiano. Non sono solo amarezza e tristezza scaturiscono dai versi dell’autrice, c’è anche tanta speranza, tanta certezza: quello che oggi sono secche foglie del dolore, domani torneranno a essere verdi foglie cullate dal vento. La scrittura è asciutta, essenziale mai debordante in fronzoli inutili, si adatta perfettamente al messaggio che vuole trasmettere al lettore. L’uso delle rime non è mai spasmodico e frenetico, anzi è ben calibrato e queste compaiono laddove agevolano la lettura. Piuttosto sono i concetti, le sensazioni, gli stati d’animo che vanno in rima come il distendersi dell’acqua che scorre in un fiume. Infine si capisce che le foglie del dolore sono il germogliare dell’albero della vita che, seppur offeso e depredato, un giorno tornerà ad essere rigoglioso perché nessuno potrà intaccare le sue radici ben protette da madre terra.  

I Racconti di Boscomagico
Fiabe e libri per ragazzi


La recensione di *stefano*

Il bosco magico




Un libro di fiabe stilisticamente classico e pacato adatto ai più piccoli, ma anche a coloro che hanno bisogno di evadere, per un momento, dalla routine quotidiana e ritrovare i sapori di un’infanzia felice e spensierata. Le illustrazioni che accompagnano e supportano il testo sono anche esse rassicuranti e semplici come vuole la tradizione di questo genere letterario. I protagonisti ci sono tutti: dal signor Civetta alla Grande Strega transitando per gli gnomi e altre personaggi pittoreschi. I racconti di Boscomagico si distendono nel villaggio di Radura Verde e i suoi personaggi compiono, in questa atmosfera rilassata, azioni che nulla hanno a che fare con le violenze gratuite e celate di alcuni racconti definiti adatti ai giovani, anzi sono proprio quello che necessita alla tenera età: fantasia pulita e semplice, con cui cullarsi e addormentarsi serenamente alla sera. Gli adulti leggendo, seduti sul bordo del letto, queste fiabe ai loro figli scopriranno, se non gli è già capitato, quanto la semplicità sia difficile a farsi e quanta forza ci sia in essa. L’autrice dimostra che non è necessario infarcire le pagine di mostri orrendi e situazioni da incubo per attirare l’attenzione del lettore, ma bastano poche semplici idee per raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissati.  

Onde nel grano
Poesie
La recensione di *stefano*

Non è solo terra, Non è solo mare. Sono onde di grano
Una copertina di alto livello fotografico introduce nel campo di grano dove ogni spiga siamo noi, piegati o cullati dal vento della ragione e del sentimento. In questo campo gli stati d’animo sono talmente ben rappresentati con le parole che il lettore li assorbe e li vive circondato dal senso dello spazio e del tempo in cui è ospitato. Ogni tanto le parole sono intercalate da immagini in bianco e nero, sempre consone mai discordanti, pervase da un senso di malinconia e antica saggezza. Ignorando il titolo, la poesia Serenissima è composta con stati d’animo incastonati in un luogo che fino alle ultime tre righe non si riesce a identificare. Quando l’autrice dice: …e tu affiori dall’acqua stagnante, come Venezia. Il gioco poetico diviene, in un attimo, palese: correlare l’auto-identificazione, indotta nel lettore dalle proprie esperienze vissute, con un luogo preciso. E’ una tecnica elegante, indolore, pacata e forte al contempo, un colpo di scena sul palco all’ultimo momento, senza clamore e il sipario si chiude subito. L’autrice in poche parole riesce a concentrare concetti profondi. Prendiamo, ad esempio, questa frase: Il Re è caduto affondando nella plebe… E’ la fine non solo di una monarchia, ma di un uomo che non viene seppellito nella terra bensì nel popolo che ha dominato. Il Re che viveva in un’altra dimensione è precipitato e ogni parte di se è stata assorbita da una persona che aveva comandato. Un’altra caratteristica di quest’autrice è l’accostamento di termini apparentemente inconciliabili in maniera tale che siano concordi. Questo libro non è certamente un tomo, ma, seppur piccolo, è talmente concentrato il sapore che un piccolo morso stimola tutti i sensi del palato. D’altronde che senso ha scrivere quattrocento pagine se poi l’effetto è quello di annoiare e addormentare il lettore? Non si è bravi per la quantità bensì per la qualità raggiunta. Meglio una sessantina di pagine di Sara Guasti che mille di luoghi comuni.


Il tempo, ovvero cosa è e di cosa è fatto
Saggistica



La recensione di *stefano*
                                               Tempo
C’è una parola nella nostra lingua che usiamo con disinvoltura, ma che nessuno riesce a spiegare bene che cosa sia: tempo. Dice Miceli: “… d’altronde il tempo è una faccenda così palesemente ovvia da…essere così evidente da non essere notata o razionalmente metabolizzata…” In effetti, raramente ci si chiede quale sia la sostanza del tempo, anche se il suo concetto è radicalmente innestato in noi. L’autore ci guida con passi progressivi verso il suo concetto di tempo. Partendo dall’idea di Laughlin (lo spazio e il tempo sono solo diversi stati della materia) e transitando per i concetti relativistici di Einstein, giunge alla sua personale teoria del tempo. Tutto ciò risulta molto interessante e non mi pare giusto svelare qui, in poche parole, le conclusioni di Miceli. Il saggio è scritto in maniera tale che è abbordabile da chiunque. Presenta una copertina davvero interessante e la lunga prefazione aiuta ad addentrarci nelle tematiche del saggio. Un pregio innegabile di questo libro è l’assenza di termini ostici, desueti o gergali, la normalità del linguaggio agevola il lettore e lo mette a suo agio. Agio necessario per ragionare serenamente su temi così profondi. Il libro è uno strumento prezioso per farci domande e fare riflessioni su una serie di concetti che normalmente usiamo, ma di cui ancora non abbiamo piena coscienza. D’altronde non farlo significa non fare quella ginnastica che permette di mantenere il cervello snello e magro. Si sa, se il cervello è obeso son guai seri, quindi fate questo esercizio che il libro implicitamente consiglia. Leggete e pensate. Vi farà bene.



TEMPUS FUGGIT
Poesie

La recensione di *stefano*

... Solo una foto ricorda che sei stato...

Coniugare versi e immagini è davvero difficile. L’autrice ci riesce accostando immagini e versi che danno sensazioni simili. Le parole delicate, decise sono impregnate dalla sensazione del tempo nel suo diverso apparire: spazio e materia. Definirle poesie lo trovo riduttivo, queste sono emozioni messe sulla carta di cui tutti con gli occhi possono fruire. Il lettore quasi non vede le parole che coniugandosi si trasformano subito in sensazioni e il susseguirsi pagina dopo pagina di queste emozioni lo porta a finire subito questo libro. Per questo appare piccolo ma come tutte le cose piccole, al suo interno, è infinito come il tempo e l’universo di cui narra. Le immagini non sono da meno. Alcune sembrano sprazzi su una tela di pittore che guardandole distrattamente non significano ma che avvicinendosi diventano nuvole... Altre composte da più immagini si penetrano una con l’altra e sono figure evanescenti, quasi fantasmi in movimento nell’etere. Cromatismi discreti che non aggrediscono e dolcemente delineano. Ecco, fondete le immagini con le parole e otterrete una miscela che ha dentro di se tutto: forza, dolcezza, ... Forse chi cerca in questo libro la rima ad ogni costo come l’immagine a forte impact visivo resterà deluso, ma se ciò avviene lo si deve solo ala sua modesta sensibilità e non alle capacità dell’autrice.
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=722472

1 commento:

Unknown ha detto...

Mi fa molto piacere vedere la recensione di Onde nel Grano in mezzo a tutte le altre. Grazie per l'attenzione che dedichi alla scrittura "amatoriale".

Sara